sabato 18 novembre 2017

(Ec)citazione #13

Ogni relazione amorosa è basata su accordi non scritti che gli innamorati concludono imprudentemente durante le prime settimane del loro amore. Si muovono ancora in una specie di sogno, ma nello stesso tempo, senza rendersene conto, redigono da giuristi intransigenti le clausole dettagliate del loro contratto.
(Milan Kundera – Il libro del riso e dell'oblio)

domenica 29 ottobre 2017

Psssssst

Sono in enoteca e sono imbarazzato, ma non è mica imbarazzo digestivo, lo stomaco che brontola per la non abitudine al vino, no, di vino neppure l’ombra (poi leggerete), l’imbarazzo è da intendersi come disagio in quanto l’enoteca si definisce Beveria, locale chic per VFP (Veri Fighet People), e, capirete, in una beveria frequentata da Product Manager, Digital Strategist, Senior Financial Controller, Consulting Training Director, un puro nano vergine Long Time Unemployed, sprovvisto di giacca, scravattato, scarpine Chicco sdrucite, blue jeans non di marca ma di mercato, camicia Oviesse, rischia lo stordimento.

Poi, per fortuna, lo slalom fra gessati ingessati e decolle-tè aromatizzati termina.
Una decina di scalini (locale a due piani), tavolo per cinque, ci si siede su sedie da designer disegnate.

Tento il relaxing (compatibilmente con lo schienale in policarbonatomaculato automassaggiante che mi provoca un principio d’eczema dorsale).

Al mio fianco, Paolo. A fianco di Paolo, la Tris. Al fianco della Tris, Luca (che ha scelto il locale). Al fianco di Luca, Daniela. Al fianco di Daniela, il sottoscritto (ops, si è fatto il giro del tavolo in tre righe).

Alle mie spalle lo schienale in policar…, l’eczema dorsale in fase espansiva, un secondo tavolo, per due persone, fra le quali riconosco noto giornalista calcistico televisivo in compagnia di noto dirigente calcistico indagato, di provata fede granata, a suo tempo facente però parte della Triade Bianconera: non un inquisito qualsiasi, niente popò di meno che Antonio Giraudo.

* * *

L’enoteca è fatta in sostanza per bere vino (non per altro, si deve tener fede al prefisso), ma a me il vino non è che piaccia molto e poi ne basta mezzo bicchiere per farmi traballare e poi non saprei cosa scegliere tanto più se devo affrontare un sommelier fingendo conoscenze che non ho.
Nella migliore delle ipotesi me la caverei così:

Sommelier          Il signore ha scelto?
PNV                 (scorrendo la lista vini) Vorrei un… un… un Tavernello, grazie.
Sommelier      Ottima scelta. Abbiamo un Rosso Esselunga o se preferisce un Rosé Conad.
PNV                    Il Conad può andare.

Non stupitevi per la presenza del Tavernello.
Lo trovate come potreste trovarlo all’Esselunga, alla Conad, alla Sma, all’Ipercoop, persino all’Ikea, con la sottile differenza che qui una confezione da 0,25 L sfiora gli 11 euro.

* * *

Con l’acqua me la cavo meglio e poi volete mettere il gusto di essere in una enoteca e chiedere dell’acqua?
L’avranno?
Certo, altrimenti sarebbe una semplice enoteca e non una Beveria per Very Fighet People.
Non solo, per l’acqua è previsto un sommelier ad hoc col quale mi intrattengo amabilmente fingendo conoscenze che non ho.

Sommelier          Il signore ha scelto?
PNV            (scorrendo la lista acque) Vorrei una… una… una Ferrarelle, grazie.
Sommelier       Se permette le consiglierei una delle nostre migliori acque.
PNV                    Ovvero?
Sommelier         Una Evian du Moulin Rouge Can Can del ’79.
PNV                    Vada per l’Evian.
Sommelier         Evian du Moulin Rouge Can Can.
PNV                    Intendevo quella.

I miei quattro amici sorseggiano un Brunello di Montalcino (una specie di Tavernello imbottigliato in bottiglie di vetro), mentre il sottoscritto si gode la sua Can Can del ’79, bicchiere nella mano destra, brevi sorsate a intervallare le chiacchiere.

Fatta abitudine all’eczema, ignorati i Financial Controller e i Giraudi presenti nel locale, la serata dovrebbe virare sul bello e invece …

E invece mi ritrovo alla mia destra, poco dietro la sedia al policar… un cameriere che impugna la bottiglia di Can Can, lo stesso che qualche minuto prima mi aveva servito.
Immobile, la bottiglia imbracciata come se fosse un fucile, osserva il livello dell’acqua nel mio bicchiere.
Me ne accorgo perché, a bicchiere vuoto, le bollicine frizzanti dell’Evian che ancora stuzzicano il gargarozzo, il tipo si avvicina e con gesto elegante e discreto provvede a riempire nuovamente il calice.
Non ho il tempo di fermarlo né una prima volta, né una seconda (due minuti dopo), né una terza (due minuti dopo i due minuti), nè una quarta (tre minuti dopo i due minuti dopo i due minuti).
L’Evian du Moulin Rouge Can Can del ’79 termina.
Ho lo stomaco, il mio piccolo stomaco di  nano, gonfio.
Rutto a bocca chiusa, gorgoglii addominali. 

Il cameriere si eclissa, lo vedo scendere rapido le scale.
Giusto il tempo di asciugarmi le labbra e ricompare il sommelier.

Sommelier         Il signore desidera altro?
PNV                   Insomma, sa, una bottiglia in sette minuti, forse, forse sarebbe meglio una pausa.

Sommelier     (allungandomi la lista acque) Comprendo, ma abbiamo un’ultima bottiglia di Rochette du Del Pier et son Petit Usel del ’91 assolutamente imperdibile.

PNV                    Vada per la Rochette de l’Usel.
Sommelier         Rochette du Del Pier et son Petit Usel
PNV                    Intendevo quella.

* * *

La Rochette è decisamente più impegnativa.
È accadueO con l’aggiunta di COdue, di troppo COdue.
Le bollicine superano il palato facendo tabula rasa delle papille gustative, arrivano allo stomaco e lo dilatano.
Dopo il primo bicchiere la dilatazione provoca pressione al fegato.
Fitte sul lato destro del corpo.

Meglio fermarsi, ci vuole una pausa di mezzora.

Nei tre secondi necessari per formulare il proposito trovo il bicchiere maledettamente pieno.
Mi volto, il cameriere sorridendo sembra dirmi: “Hai visto? Manco te ne sei accorto.”

Come cliente avrei il diritto di bere come e quando mi pare, anche di non farlo o addirittura, ma il privilegio è concesso solo a una crème ristretta di habituè, di rovesciare l’acqua per terra o sulla testa del cameriere, o su quella del sommelier, o su entrambe, dopo averle fatte cocciare fra di loro, ma non ne ho il coraggio, voglio dire che non posso rifiutare il privilegio concessomi di assaporare l’ultima bottiglia di Rochette du Del Pier et son Petit Usel, quindi, pavido nano, mi faccio forza e con sprezzo del pericolo, mando giù tutto d’un fiato il secondo bicchiere.

Scricchioli interni, il duodeno sta cigolando sotto la pressione dello stomaco.
Fottuto il duodeno, il prossimo a cedere dovrebbe essere il colon trasversale.

Nei tre secondi necessari per formulare il pensiero trovo il bicchiere maledettamente pieno.
Mi volto, il cameriere sorridendo sembra dirmi: “Hai visto? Manco te ne sei accorto.”

Gli sorrido, mi sorride.
Flatulenza ad ano chiusa.
Silenziosa e inodore.

Prima della morte un soprassalto d’orgoglio.
Ora ingollo il terzo bicchiere, ma non lo poso come gli altri alla mia destra, dalla parte dell’aguzzino che mi controlla, no, lo lascio a sinistra, magari spostandolo verso il centro tavola.
Porto il bicchiere alla bocca, trangugio in un nanosecondo, fingo posa a destra, poi cambio direzione, lo mollo a centro tavola, sulla sinistra quando d’improvviso sento un tocco sulla scapola destra, mi volto, nulla, ruoto la testa di nuovo a sinistra e osservo, con timore, il bicchiere di nuovo pieno !

Il cameriere tossicchia.
Lo sento sussurrare: “Hai visto? Manco te ne sei accorto.”

Sconfitto termino la Rochette.

* * *

Rientra in scena il sommelier.

Sommelier           Il signore desidera altro?
PNV                    Qualcosa di forte, che mi faccia esplodere l’intestino tenue.

Sommelier      (allungandomi la lista acque) Suvvia, non sia così tragico. Come terzo assaggio non può perdere una Vie Snel pour le Petit Nanet avec un Problem a le Budel del ’97..

PNV                     Vada per la Vie Snel.
Sommelier       Vie Snel pour le Petit Nanet avec un Problem a le Budel
PNV                     Intendevo quella.

* * *

La Vie Snel è l’Everest delle acque.
COdue con aggiunta di COdue e una correzione di COdue.

Chiedo cortesemente la bottiglia al cameriere.
Me la porge sospettoso, teme una mia possibile rivolta, poi, compiaciuto, mi osserva tracannare i 75 cl della Vie Snel in 5 secondi e 98 centesimi.
Record europeo.

I rèni pulsano come una coppia di casse acustiche a un rave party.

Prima debole, poi man mano sempre più forte, mi piglia lo stimolo a espellere il mix di Evian Rochette Vie Snel che tiene in ammollo buona parte del mio esausto corpicino.
Ho i testicoli che trasudano bollicine, ma mai e poi mai darò la soddisfazione a quella coppia di bastardi che mi hanno imbottito di liquido di chiedere, con finta gentilezza: “Scusi, mi sa indicare il bagno?”.

Mi rivolgo ai miei amici.

PNV                 Perdonatemi, ma non mi sento molto bene. Vi dispiace se vi lascio soli?

(loro col vino se la sono cavata alla grande : qualche assaggio inframmezzato da stuzzichini vari e nulla più).

Amici                 Ma no, figurati, veniamo via con te.

* * *

Ci alziamo.
Un ultimo sguardo al cameriere.
Mi sorride, gli sorrido.
Tenendo il braccio destro accanto al corpo alzo, in segno di saluto, il dito medio della mano.
Nonostante il mio gesto lui continua a sorridere.

Scendiamo le scale.
Passiamo alla cassa.
Paga Luca per tutti e cinque (d’altronde l’idea della Beveria è stata sua, ecchecazzo).

Ci avviciniamo alla porta d’uscita, ho dei tremori lungo il corpo, stringo le gambe in modo che comprimano il pisello e trattengano lo zampillio che preme sul glande.

Stiamo per uscire quando sento una voce che richiamandomi mi fa:

Sommelier         Signore?
PNV                    Si?
Sommelier         Pssssssssssssst.

Gli sorrido, mi sorride.
Chiudo la porta di vetro alle mie spalle e poi, finalmente libero, mi gusto l’immenso piacere di una lunga, infinita, meravigliosa pisciata nei pantaloni.


sabato 21 ottobre 2017

Cronaca #3

Successo parziale per il primo esperimento di teletrasporto umano effettuato da alcuni ricercatori del M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology).
Jim Sheppard, un pluripeloso muratore di 47 anni, è stato infatti “trasferito” da Boston a Los Angeles in un millesimo di secondo.

Giunto a destinazione, al giornalista californiano che gli chiedeva: “Come ci si sente a essere il primo uomo teletrasportato nella storia?” il muscoloso Sheppard ha risposto: “Uomo?”, in falsetto.
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